MATRIMONIO DI LUCA E SILVANA

Il 5 gennaio Luca e Silvana si sono sposati nella chiesa di S. Domenico. Dopo 10 anni di attesa ce l’hanno fatta a dire il loro sì, attorniati da parenti e tanti amici che in questi anni li hanno conosciuti e sostenuti.
Silvana per il giorno delle nozze ha voluto un bouquet di piccole rose rosse che spiccava sul bianco candido dell’abito. Luca, sotto la giacca classica sfoggiava un panciotto grigio, la cravatta in tinta e un fermacravatta gioiello. Come gli attori di uno di quei film d’amore a lieto fine che a loro piacciono tanto. Silvana Saudino, 44 anni, e Luca Di Biasi, 55, si sono sposati in chiesa a Bolzano il 5 gennaio. Da dieci anni combattevano ogni giorno per arrivare al matrimonio. Un amore speciale il loro, contrastato, osteggiato, giudicato. Quel cromosoma in più, la sindrome di Down, che fin da bambini li ha caratterizzati, agli occhi del mondo pareva una barriera insormontabile per sposarsi. Invece la forza del loro amore ha vinto. E quel “sì” davanti al sacerdote sono riusciti a pronunciarlo. «Lo so dal primo giorno che mi sono innamorato, siamo una coppia, vogliamo stare insieme”, racconta Luca. Aspettavo il matrimonio da tanto tempo, quando ho detto “sì” ero emozionatissimo. Adesso Silvana è finalmente mia moglie. Dopo questo grande passo non vedo l’ora di partire per il viaggio di nozze».
Si sono conosciuti a Bolzano, al convitto di via Fago, dove entrambi vivevano l’esperienza di ospitalità temporanea per sviluppare l’autonomia dei ragazzi con sindrome di Down. Uno sguardo, una chiacchierata, il tempo trascorso insieme ed è scoccata la scintilla. Poi le vacanze in gruppo, le gite, la voglia di vedersi tutti i giorni, di non lasciarsi più. «Di Luca mi fido, mi accontenta sempre. È bellissimo e lo amo», dice Silvana. Adesso questo amore così speciale diventa un film, a cura del regista Stefano Lisci, a cui è stata proprio la coppia a chiedere di raccontare ciò che hanno vissuto, come bandiera contro i pregiudizi. «Questa storia conquista per la semplicità dei sentimenti, per le difficoltà e i pregiudizi che hanno dovuto affrontare», dice il regista Stefano Lisci. «Il messaggio sarà il diritto di amare chi si sceglie e di stare insieme, al di là delle convenzioni. Stereotipi e ostacoli non possono fermare il diritto alla felicità».

Tratto da “Corriere” scritto da Francesca Visentin il 17 gennaio 2019